Nuovo racconto su Caffè Letterario
Shit happens.
La merda capita.
Anche troppo spesso.
Te la ritrovi attaccata alla suola delle scarpe così come a certi momenti della tua vita in cui decisamente ne faresti volentieri a meno. A chi non è capitato?
Ma.
A volte capita anche qualcos'altro.
A volte capitano i sogni.
Quei sogni che credevi essere solo sogni e quindi nel farli ad occhi aperti ti lasciavi andare immaginando il meglio che potessi avere, solo innocenti sogni ad occhi aperti... che però di colpo diventano reali.
Ho sempre creduto alla possibilità che ognuno di noi ha di realizzare i propri sogni, grazie all'impegno e alla costanza nel perseguirli.
Ora mi ritrovo mio malgrado a credere anche a quei sogni che sembrano impossibili ma che poi si realizzano senza che tu abbia fatto il minimo sforzo, a quei sogni che fai ad occhi aperti solo per aiutarti a vivere meglio. E invece... invece capitano.
Così come non cerchi di pestare la merda.
Semplicemente, dreams happens.
Sono al centro di un vortice emozionale.
Mi sto lasciando trasportare da questa corrente che va su e poi giù a folle velocità e poi di nuovo in alto. Rapida e improvvisa da farti mancare il fiato e da farti venire le lacrime agli angoli degli occhi, che subito sono trascinate via dall’aria e poi chiudere gli occhi dalla paura quando la corrente cambia nuovamente direzione, che però è una paura buona, niente di male può accadere, nemmeno se smettesse di colpo di soffiare questo vento. Sono mille emozioni che sento letteralmente addosso, reali, palpabili, troppe, il cuore fa fatica a trattenerle e quindi ho aperto la mia cassa toracica ed eccolo, il mio cuore, è lì in bella vista, che batte a ritmo serrato, e pulsa carico di vita e di sentimento e ogni battito è come un’onda che si allontana dal centro e si propaga nell’infinito che mi circonda.
E allora batti, mio adorato cuore, continua a vivere e a ballare al ritmo di quella musica che senti solo tu e sappi che io mi fido di te.
Ho sognato di essere una voce. Una voce potente, in grado di scuotere alberi e coscienze, di spazzare nubi e dubbi. Sono entrata nel cervello di ognuno di voi riempiendolo come l’eco di una goccia in una grotta. Ho usato parole importanti ma semplici, perchè il messaggio era semplice ma importante. Per essere sicura di essere compresa ho preso immagini rubate alla memoria di ciascuno e il quadro che ne è uscito era la migliore opera d’arte mai concepita.
Ho sognato di essere una voce. Una voce dolce e soave in grado di farvi ricordare il vostro primo abbraccio. Le mie parole sono state acqua fresca per le vostre gole assetate. E insieme abbiamo riso e cantato ed esultato e per un istante non ci è più importato dei perchè e dei mai.
Vi ho parlato con una voce rotta dal pianto, calda e salata per le lacrime scese, fredda e metallica per il dolore rievocato, perchè è necessario ricordare quanto si è stati tristi per apprezzare la gioia di un solo istante di vita. E ogni ricordo era un filo e ogni filo tesseva un disegno, fino a diventare una coperta nella quale avvolgerci e scaldarci.
Ho sognato di essere una voce. Una voce profonda e oscura, capace di farvi rabbrividire fin nelle ossa, e ho rubato l’ululato di un lupo e il ruggito di una tigre per parlarvi di ciò che fa più paura, di ciò che da svegli non vogliamo vedere nè ascoltare. Di ciò che ignoriamo perchè fa comodo così. E la mia voce vi è entrata dentro e per un attimo ha fermato il vostro cuore. Un solo battito mancato per non dimenticare che senza cuore non c’è vita.
Ho sognato di essere una voce. Una voce di bambino nei vostri sogni di grandi, e vi ho sussurrato quelle parole che avete sempre voluto sentire ma che non vi sono mai state dette, ed erano parole così intense che il mio sussurro è diventato il vostro urlo, e l’urlo di uno si è unito a quello di molti e il sogno di uno è diventato quello di tutti, come succede ad una goccia di pioggia quando cade nell’oceano.
Ma era solo un sogno, e al mio risveglio io ero solo io, e le parole che nel sogno urlavo e sussurravo sono rimaste in quel luogo indefinito e irraggiungibile quando si è svegli. Ma la sensazione di qualcosa di molto grande mi è rimasta appiccicata addosso, come quando mangi lo zucchero filato e le dita ti rimangono dolci e appiccicose fino a che non le lavi col sapone.