ECCO IL MIO NUOVO RACCONTO SU
CAFFE' LETTERARIO!
Ho paura.
Non è una sensazione nuova, anzi. Oramai è diventata un’emozione conosciuta, so come affrontarla, so come far fronte alla tachicardia che ne deriva, il senso di soffocamento... non sono attacchi di panico. E’ proprio paura. Ogni giorno ho paura. Ho paura di quegli sguardi che si soffermano troppo su di me, di passi sconosciuti che sento avvicinarsi da dietro, ho paura della mancanza di rispetto e di valori. Quando leggo di un gruppo di adolescenti “bene” che violentano una loro coetanea e, cercando di giustificarsi, dicono “ma era solo una bravata”, a me tremano le gambe, si rivoltano le viscere dalla rabbia. E dalla paura.
Io cerco di vivere una vita normale... l’ho cercata per una vita... scusate il gioco di parole. Ho vissuto infanzia e adolescenza trascinata da una parte all’altra dell’Italia per il lavoro di mio padre. Tre anni qui, quattro di là, sei di quì, due di là ma anche un po’ lì.. poi quando finalmente siamo arrivati al capolinea, mi sono resa conto che non potevo più stare ferma io, che qualche cambiamento dovevo farlo dopo un pò... e quindi via, stavolta da sola, cambio città, una volta, due.. Adesso sono sette anni e mezzo che sto nello stesso posto, un vero record, mai stata così tanto tempo nello stesso luogo: ho cambiato casa un paio di volte, cambiato un paio di lavori... ma sto fremendo... solo che ora è tutto più difficile perchè quella benedetta vita normale che cercavo a quanto pare l’ho trovata, ho una casa mia, un compagno, un buon lavoro... tutte sbarre della mia gabbia dorata, che mi sono costruita da sola, convinta che fosse la strada giusta, e forse lo è... forse... ma una persona instabile come me può avere davvero una vita normale? E di nuovo salta fuori la mia dama di compagnia, la paura. E’ la gabbia che mi fa paura. E’ comoda, confortevole, splendida, e a volte mi sembra così grande che nemmeno le vedo le sbarre... ma altre volte...
Ho scritto troppo, nessuno capirà probabilmente cosa voglio dire, sempre che voglia davvero dire qualcosa. Ma le dita vanno spedite sulla tastiera, scivolano con troppa facilità. E ho imparato a lasciarle andare, almeno loro, a non frenarle. Assecondando i pensieri, divagando come sempre, tralasciando per forza di cose solo quelle emozioni che non riesco proprio a trasportare per intero su questo foglio virtuale. Lasciando a chi legge l’ingrato compito di interpretare il senso di queste righe, sempre che ne abbiano, ripeto.
Va bene, basta così. Il mio sfogo c’è stato. Sarà per il caldo, sarà per quest’aria di maggio appiccicosa e afosa come quella d’agosto, sarà questa strana insonnia che mi sta svegliando ogni mattina sempre prima, come un conto alla rovescia, alle 5.00 alle 4.00 alle 3.40, quando arriverà a zero forse esploderò chissà.... comunque sia, passerà, perchè tutto passa.
E che la mia giornata, che di fatto è cominciata molto prima dell’alba, abbia finalmente un inizio reale, ora, anche grazie a questo mondo virtuale.
Distesa sul divano, il mio respiro è come il volo di una farfalla.
I miei sogni sono le sue ali leggere, vagano per l’infinito sospeso davanti ai miei occhi.
Nessun rumore se non il vento che scuote il gelsomino aggrappato alla rete, e il suo profumo si spande ad ogni folata. Mi lascio trasportare dal caso e dalle correnti, non importa dove.
Non importa se finirò imprigionata in una ragnatela o tra i petali di una margherita.
Oggi voglio solo essere una farfalla.
Chiudo i pensieri in un cassetto e lascio che sia come deve essere.
IL DECALOGO DELL'IPPOPOTAMO FELICE del 1988 - Stefano Benni
Sii come l'ippopotamo
Sii come l'ippopotamo che è felice nel sole e altrettanto felice nel fango
Sii come l'ippopotamo che non si capisce mai se è in acqua o fuori
Sii come l'ippopotamo che quando la luna è una grande camelia canta all'ippopotama la sua canzone d'amore senza preoccuparsi se la sua voce è sgraziata e dagli alberi piove giù di tutto
Sii come due ippopotami che si baciano sullo sfondo dell'orizzonte e la loro ombra sembra un grande pavesino
Sii come l'ippopotamo che dopo aver a lungo ippocopulato non chiede all'ippopotama "mi ami?" perché è ovvio che con un ippopotamo si può andare solo per amore
Sii come l'ippopotamo sempre educato al bar, nelle file per i documenti e in treno, sii come l'ippopotamo educato che fa i suoi bisogni appartato
Sii come l'ippopotamo che quando pesta una merda di ippopotamo fa finta di niente e dice "qu'est-ce que c'est ça?"
Sii come l'ippopotamo che quando sente sopraggiungere la fine saluta il branco e corre nella valle del cimitero degli ippopotami morenti, dove un'ultima volta si beve si mangia e si scopa senza più alcun ritegno e vergogna e alla fine della festa muore solo un ippopotamo e si scopre che tutti gli altri erano degli infiltrati, sanissimi
Sii come l'ippopotamo che morì col sorriso sulle labbra e subito il grande Potamanka il muscoloso dio alato lo raccolse tra le braccia e lo portò in cielo ove sono nuvole e fiori meravigliosi e acqua tersa, e l'ippopotamo deluso disse "non si potrebbe avere una bella palude merdosa?" e Potamanka adirato lo lanciò a terra, e l'ippopotamo cadde e ove cadde creò il sacro cratere del lago Ngoro-Ngoro e l'ippopotamo perforò la pelle rugosa del mondo e precipitò nell'inferno ove vive felice attuffato nella merda con gli amici e quando si sposta causa i terremoti e quando nuota provoca i geyser e mostra a tutti la sua semplice verità: e cioè che il paradiso è ovunque tu ti senti in paradiso.
Un’ombra nel buio, un riflesso sfocato, un cuore stracolmo, occhi che guardano e vedono troppo oltre, un nodo in gola che non si scioglie. Respiro che si rifiuta di uscire o di entrare, sensazione di soffocamento. Il ricordo di un sogno ad occhi aperti. O forse di un incubo nel sonno.
Sento qualcosa che mi fa male, guardo le mie mani e sono strette a pugno con le unghie conficcate nella carne. Oggi è così. Oggi non ho voglia di parlare. Non ho voglia di pensare. Non ho voglia di capire. Oggi voglio stare sola, chiusa nel mio mondo. Invisibile. Come aria nel vento.

Ecco in questi giorni è uscito un dvd con la sua ultima avventura in ordine cronologico. Magico come sempre.
Costui è uno dei miei Eroi dell'infanzia. Anzi IL mio unico EROE. Cupo e silenzioso, con una lunga cicatrice che gli attraversa il volto e una benda sull'occhio destro. Un lungo mantello che volteggia alle sue spalle e una spada sul fianco sinistro e una cosmic gun su quello destro. E' Capitan Harlock. E queste sue parole (tratte dal manga originale) non possono che colpirmi dritte al cuore
"Io... mi batto solo per quello in cui credo. Non per uno stato o un pianeta in particolare. Lotto solamente per gli ideali che ho nel cuore.
Io erro lungo le rotte delle stelle... la gente mi chiama CAPITAN HARLOCK... nell'oscuro mare stellare, nello spazio infinito e senza domani, finchè ci sarà anche un unico sole che arde nel cosmo, io vivrò in libertà sotto il mio vessillo. Io vago per i confni dello spazio... la gente mi chiama CAPITAN HARLOCK... il "black jack" è issato sulla mia nave, e con questa bandiera che sventola tra le stelle, io vivo in libertà. L'universo è la mia casa... la voce sommessa di questo mare infinito mi invoca, e mi invita a vivere senza catene... la mia bandiera è un simbolo di libertà"
Certi pensieri sono come catene: pesanti, freddi e metallici anelli che mi stritolano l’anima.
A volte sono così abituata a sentire queste strette che non ci faccio più caso per giorni, mesi o anche anni, ma poi succede... succede che per qualche motivo tornano a far male e a stringere e a soffocare e tento di liberarmi e non ci riesco e più cerco di slegarmi e più le catene si stringono e urlo e impreco perchè pensavo di essermene liberata ma mi sbagliavo. E non resta che stare ferma, un respiro profondo, una lacrima, e un altro respiro e un’altra lacrima. Così, dopo un pò passa. Lo so. Non sarò mai libera finchè avrò questi pensieri che imprigionano la mia anima, finchè avrò queste catene che tolgono il fiato.
Ma un giorno... forse...