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mercoledì, marzo 28, 2007

ho bisogno del mio inferno come il cuore ha bisogno del sangue
questo l’ho capito tanto tempo fa
è un dato di fatto e non me ne frega niente di chi non capisce quello che voglio dire
so che ci sono anime simili alla mia, con i miei pensieri e con le mie ansie, con i miei desideri e le mie paure, con le mie passioni e le mie follie
anime che, come la mia, bramano la felicità e l’equilibrio ma sanno che non li raggiungeranno mai perchè dalla loro interminabile ricerca dipende la nostra stessa esistenza
è un inferno perchè, nel momento in cui si pensa di essere arrivati in un punto tranquillo in cui riposarsi e lasciarsi coccolare dai raggi del sole, proprio quei raggi diventano lance che trafiggono senza pietà corpo e anima
ho bisogno di percepire le fiamme che mi avvolgono l'anima
ho bisogno di sentire il sangue che pulsa nelle mie vene
ho bisogno di bruciare dentro per vivere fuori

Postato da: Dreaming a 15:42 | link | commenti (13)

lunedì, marzo 26, 2007

5 minuti.
il tempo in cui sono rimasta in macchina prima di scendere ed entrare in ufficio.
5 minuti di respiri e pioggia. Le gocce sul vetro. Quel rumore che diventa quasi un suono, ritmico e cadenzato, in grado di annullare ogni altro disturbo. Così, ad occhi chiusi, io e la pioggia, i miei sospiri e la sua voce.
E poi, via, niente ombrello.
Mi lascio accarezzare da lei durante questi pochi passi, scivola su di me, sui miei capelli, sulle mie mani, mi dice che andrà tutto bene, mi dice che il viaggio continua ed è solo questo che conta. Che non importa cosa si è all'inizio e che si sa fin troppo bene cosa accadrà alla fine. Ma finchè sarò capace di sentire la sua voce e il suo tocco su di me, andrà tutto bene.

 

Postato da: Dreaming a 07:49 | link | commenti (11)

giovedì, marzo 22, 2007

Nella penombra di una vecchia soffitta un alito di vento entra dalla finestra semiaperta sollevando al suo passaggio piccole nubi di polvere e accarezzando lieve ogni superficie... copertine di vecchi libri, fogli sparsi, carte solitarie. Le pagine del libro appoggiato su un pesante leggìo si agitano scosse dalla corrente e quando si fermano mostrano un’unica parola, un nome, il mio.
Il mio nome come l’ho visto scritto solo una volta nella mia vita. E così rivedo quel muro davanti all’ufficio dove lavoravo tanti anni fa, sul quale una mano sconosciuta ha dedicato a me un’esplosione artistica tanto personale. Come faccio a sapere che era proprio il mio nome e non quello di una mia omonima? Perchè arrivata alla mia scrivania, ho trovato la stessa “dedica” su un foglio di carta appoggiato sulla tastiera, in attesa che arrivassi.
Non ho mai saputo chi fosse l’autore. So solo che è stato il regalo più bello che abbia mai ricevuto.
Ogni tanto permetto alla mia memoria di sfogliare le pagine dei miei ricordi e quando si sofferma su questo il mio cuore diventa più leggero e un inevitabile sorriso mi illumina occhi e anima.

Postato da: Dreaming a 17:49 | link | commenti (7)

lunedì, marzo 19, 2007

c'è un cielo meraviglioso fuori, un cielo elettrico fatto di nuvole e vento.
un cielo che preannucia tempesta.
un cielo che è lo specchio di quello che sono in questo momento... sull'orlo di scatenare un temporale con un semplice battito di ciglia, un fulmine con un sorriso, un tornado con un sospiro.

Postato da: Dreaming a 17:27 | link | commenti (9)

giovedì, marzo 15, 2007

E' un periodo grigio.
Quel grigio compatto e uniforme che ti spiazza, ti lascia senza punti di riferimento, come in un banco di nebbia fitta. Me lo sento addosso come un vestito vecchio, appesantito dalla polvere e logorato dai secoli. Hai presente, no?  Lo sento dentro di me questo grigio che annienta le mie emozioni. Sono rimasta accucciata per terra in attesa che qualcosa squarciasse questa tenebra grigia, ma non ci sono muri cui appoggiarsi nè angoli in cui nascondersi. Ho urlato tanto forte da farmi sanguinare la gola, ma in questo mondo grigio dove mi trovo ogni rumore viene risucchiato e annullato e la mia voce è stata soffocata ancora prima di uscire: sapete cosa si prova ad urlare senza che la voce esca? provate. Provate a urlare in silenzio, chiudete la vostra voce come fosse acqua di un rubinetto, e poi ditemi. E' una delle sensazioni più orribili che si possano provare. Tutta l'angoscia o la rabbia che vorresti far esplodere fuori ti rimane dentro. Imprigionata.
E senti l'eco di quel grido rimbombarti dentro con la stessa cadenza del tuo battito cardiaco.
E senti quel nodo nella gola diventare talmente grande da toglierti il respiro.
E tra un respiro e un urlo, capita di vedere tutto molto più chiaramente, come se per un attimo la nebbia si fosse dissolta. Io ho paura. No, no, non del grigio.
Ho paura perchè so che è tutta colpa mia.
Ho paura perchè il cucchiaio non esiste: io sono il cucchiaio.

Postato da: Dreaming a 08:00 | link | commenti (10)

mercoledì, marzo 07, 2007

Fra le cose che mi mettono  letteralmente al tappeto ci sono senz'altro i complimenti. 
Non mi riferisco a quei complimenti falsi, parole dette apposta per l'occasione, per farsi notare o per fare impressione. Intendo quelli nati da un reale e autentico pensiero. Quei complimenti veri, sinceri, che arrivano dal cuore, quelli non interessati. Quando qualcuno mi fa un complimento di questo genere io cado in una specie di caos emozionale e sensoriale: mi si incasina il modo di pensare e di parlare, non riesco a rispondere nulla, abbasso gli occhi e ovviamente arrosisco. Cosa che non sopporto. e dio come mi odio quando succede. Perchè vengo totalmente annichilita quando qualcuno con sincerità dice qualcosa che pensa su di me o sul mio lavoro? Dovrei esserne fiera e contenta e invece, SBAM, è come se ricevessi una bastonata in fronte. Con relativi uccelini cinguettanti che fanno il girotondo attorno alla mia capoccia.
Insomma, io pensavo che con l'età certe reazioni sparissero: ho 31 anni suonati! dovrò imbarazzarmi e arrossire per ogni complimento finchè avrò vita??

Postato da: Dreaming a 14:55 | link | commenti (14)

giovedì, marzo 01, 2007

PER OSCARBLOG
Tempo fa sono stata sulla cima di un vulcano. Ho guardato dentro le sue fauci spente, spalancate come fosse una belva pronta ad azzannare.
La prima volta che sono stata a cavallo, la prima volta che l’ho lasciato correre libero come il vento con me aggrappata al suo collo, ho sentito l’adrenalina scorrermi nelle vene, come se stessi cavalcando all’attacco dell’esercito nemico.
Una notte sono stata in una lacrima. Era mia, la sola versata per la morte dell’unica persona che abbia mai veramente creduto in me, e scivolare lungo la mia guancia è stato come fare rafting nella corrente impetuosa di un fiume.
Mentre cammino tra la folla, mentre parlo con un amico, mentre bevo una birra, io sto scrivendo i miei appunti di viaggio, quel viaggio che è la mia vita, fatta di scelte, pensieri e ricordi che si fondono insieme per formare il paesaggio di una cartolina da sogno.
Ci sono persone che se non hanno uno zaino in spalla e un biglietto aereo non si sentono viaggiatori.
Io non sono cosi.
Ci sono persone che, viaggiando, pensano di poter trovare loro stesse, e per le quali ad ogni chilometro fatto corrisponde un passo verso il loro vero io. Bho, forse è vero.
Io però non sono nemmeno così.
Non ho nessuna intenzione di sprecare tempo cercando chissà quale meta o di perdermi dietro a ricerche introspettive che nel migliore dei casi mi porteranno a disturbi di personalità multipla.
Ho solo voglia di godermi il viaggio, ogni singolo colore, ogni forma, ovunque mi capiterà di essere... qualsiasi mezzo sarà quello giusto, un treno in ritardo, un bicchiere di vino, un amore finito male. Senza farmi troppe domande, senza aspettarmi nulla da nessuno.
Hai ragione, forse tutto questo è un po’ banale e scontato. Ma sai cosa ti dico?
Vaffanculo.
E non prendertela, perchè in fondo può essere un viaggio anche quello, no?

Postato da: Dreaming a 10:00 | link | commenti (15)