
“...composizioni creative che sono trasmesse dal cervello a livello psicologico, poiché descrivere un’ immagine che la psiche sta scaricando diventa una gioia, una sofferenza, un grido o un urlo interiore...”
Quante stupide parole.
Bottiglie vuote alla deriva in un mare di rifiuti.
Non capiranno mai. Nessuno di loro.
Il titolare della Galleria mi guarda con placida soddisfazione mentre ascolta la sua socia che illustra a tutti gli ospiti ciò che sono venuti a vedere. Le mie opere, la mia Arte.
Critici e appassionati, invitati da ogni parte del Paese, sono ora raccolti davanti a BloodLove.
“...per esempio, in quest’Opera, l’Artista ha voluto rappresentare...”
Non voglio nemmeno ascoltare quella valanga di parole che sta per vomitare addosso a tutta questa gente. Questa gente che mi soffoca, facce che mi trapassano il cervello come spine di metallo, occhi liquefatti, non più in grado di vedere nulla oltre a quanto già hanno visto.
Odio vederli così, fissi e impalati come manichini, senza cervello, senza pelle, senza passato nè futuro... Tanto lo so, loro vedono solo l’impronta rossa di una mano, non sono capaci di andare oltre. La verità è troppo lontana o forse semplicemente troppo spaventosa e la loro mente è così miope. Vogliono davvero sapere cos’è BloodLove? Credono davvero di capire che cosa ho dentro solo guardando un mio quadro?! Lei, solo lei, è riuscita a squarciare quel vuoto che era dentro di me, a spegnere quella luce abbacinante che avvolge e acceca la mia anima da sempre confinandola in una prigione invisibile, a sentire quell’urlo che mi rimane dentro e che non si spegne mai fino a... fino a che non lo faccio uscire, con la lama di un coltello, graffiando e scavando nella carne.
Solo lei ha capito.
Solo lei ha condiviso.
Guardo quel quadro e il suo volto mi appare come se si stesse riflettendo, proprio ora, sulla superficie trasparente che separa la tela dal mondo. Mi basta chiudere gli occhi per rivivere quell’ultima notte, io, immobile sulla porta, con ancora il suo profumo addosso e il ricordo delle sue morbide labbra quasi fossero ancora sulle mie, e lei che si allontana con passo svelto, mentre scompare nel buio che precede l’alba. Una notte di passione, in cui le nostre anime si sono fuse insieme, in cui il mio e il suo sangue, il nostro dolore, le nostre tenebre, si sono uniti dando vita ad un’opera che conserverà per sempre il nostro delirio e il nostro amore. Ecco, succede di nuovo: ogni volta che ritorno a lei con la mente, le cicatrici che ho sul braccio cominciano a bruciare. Le sfioro e le rivedo sanguinare, le mie e le sue... dolore, piacere, desiderio e passione in una simbiosi perfetta, capace di generare quel fuoco creativo e folle che ha plasmato BloodLove. Le nostre mani insanguinate alla scoperta di ogni curva dei nostri corpi. E trasformarci in strumenti per imprimere sulla tela quell’estasi che ci stava consumando e che ci avrebbe tormentato, ora e sempre.
Ecco cos’è BloodLove.
E’ sangue, sudore, anima e dolore.
E’ un abbraccio che congela e ustiona.
E’ quell’unico istante in una vita intera, fatto di eternità e morte insieme.
Ritorno a Torino Città dopo otto anni.
Quasi quasi mi è sembrata bella.
Sarà stato il sole che si affacciava ogni tanto? o forse sarà stato per quella strana temperatura che proprio non ti aspetti in Febbraio a Torino?
No.
Io dico che poteva anche piovere o esserci 5 gradi sotto zero. Ma avrei visto il sole comunque! Ritrovarci dopo cosi' tanti anni lì, in quella piazza (un po' diversa da allora devo dire... per non parlare di quella statua a forma di orso/gatto/coso monopalla...) è stato emozionante... Lo so, ci eravamo viste tre / quattro anni fa a verona, ma questa volta è stato diverso. E' stato come essere catapultate a 10 anni fa, quando quella cioccolata la prendevamo alle 4 del mattino e poi coi i piedi doloranti dopo ore di ballo scatenato ce ne tornavamo a casa, distrutte ma felici!
E poi c'è stato il piacevolissimo incontro con due personaggi molto interessanti, fin'ora conosciuti solo via "blog" ... anche se in realtà e' stato come se ci conoscessimo da anni, visto che abbiamo continuato a parlare e ridere e raccontare brandelli delle nostre vite, quasi fosse un'abitudine ritrovarci li seduti a fare quattro chiacchere!
Mauri e Ian, è stato un vero piacere conoscervi!
Mari... guardami... :-) non c'è bisogno di aggiungere altro vero?
L'acqua del torrente scorre impetuosa a causa delle violente piogge di questi giorni.
E' l'unico rumore che riesco a distinguere all'inizio.
Apro gli occhi.
Lentamente i sensi si risvegliano, la vista si fa sempre più nitida, il brusio di fondo si schiarisce e in esso riconosco voci familiari e i suoni morbidi della foresta che si desta.
Le donne intorno a me si inchinano con rispetto prima di voltare le spalle e tornare alle loro case. Il rito propiziatorio è andato bene, anche se è stato un lavoro molto lungo e faticoso. Già si vedono le prime luci dell'alba. Ora sono rimasta sola nel Cerchio Sacro. Sono la Prima Sacerdotessa e alla fine di ogni rituale devo purificarmi eseguendo gesti antichi quanto il culto della Dea che ho l'onore di servire. Dopo aver sistemato l'altare in pietra, spargo sul terreno le ceneri e i petali usate per il rito. L'unguento preparato durante il cerimoniale è pronto, il suo profumo è molto intenso. Con due dita mi ungo la fronte, le labbra e il petto. Slaccio i sandali e mi dirigo verso il torrente. Lascio cadere le mie vesti e lentamente mi immergo nelle sue acque gelide. Sto già ripetendo mentalmente le formule e i movimenti che conosco a memoria quando inaspettati rumori mettono in allarme i miei sensi. Tra le ombre della boscaglia scorgo una sagoma. E' un uomo. Un guerriero con le insegne del nostro villaggio. Cosa fa? Non sa che è un luogo sacro permesso solo alle donne? I suoi occhi sono fissi su di me e sul mio corpo nudo. In pochi passi raggiunge il margine del fiume e un pallido raggio di sole illumina il suo volto. Lo riconosco. E' Kalim. Figlio del capo. Non ha mai accettato il fatto che abbia scelto di seguire la mia Dea e di non unirmi a lui. Come può non capire? Il mio amore per lui sarà eterno, ma non posso tradire il volere della Dea! Ho cercato di spiegargli così tante volte, ma dopo la mia cerimonia d'investitura è scomparso come nel nulla per mesi, e ora…Cosa..? La sua mano destra brandisce un pugnale e i suoi occhi continuano a non lasciarmi andare. Lui avanza verso di me. Io cerco di muovermi il più velocemente possibile verso l'altra riva ma le mie gambe sono irrigidite dall'acqua fredda. Sento che non ho più scampo. No, no, no! Ho già un piede sull'erba quando una forza quasi selvaggia mi tira indietro per i capelli. Il suo braccio possente mi serra la gola e sento la lama del pugnale accarezzarmi la guancia. Le parole che mi sussurra all'orecchio sanno di amore ferito, di rancore, di vendetta. E, soprattutto, di morte. Qualcosa di caldo scorre sul mio viso, scivola lento sul collo. Non sono lacrime. La mia pelle è troppo fredda per farmi percepire il dolore della ferita. Cerco di liberarmi ma la sua stretta è troppo forte. "Oh no Dea, Ti prego…"
"Zitta! Anche adesso Lei è più importante di me??" Con un gesto violento mi volta in modo che possa guardarlo in viso. Sta piangendo. La lama entra così lentamente nel mio cuore che riesco persino a sentire il gelo del metallo. Le forze mi lasciano, come risucchiate dalla ferita stessa e nemmeno mi accorgo che lui mi sta reggendo stringendomi tra le sue braccia. Nel buio che sta cadendo attorno e dentro me, sento solo una voce straziante riecheggiare ovunque, senza capire se sia la mia o la sua, è un urlo aggrappato alla mia anima che mi accompagnerà per sempre Non ti perdonerò maiiii