visitato *loading* volte
Ho Sognato di Stare ferma e Immobile Davanti a uno Specchio e Fissavo il mio Collo, sul quale Si Trovavano macchie Di Sangue Rappreso.
Ma non avevo Occhi. Riuscivo a Guardare solo Con L'Anima.
Il mio Cuore Si e' Calmato. Fa meno Male, ma Solo perche' Dreaming lo Tiene volontariamente In Uno Stato di Ipnosi... Ogni tanto Comicia a Battere cosi' Forte che Mi spavento, mi Risveglio, Sospiro e Sussurro che Tutto tornera' Come prima, Mentendo a Me Stessa perche' so perfettamente Che Non e' possibile, che Cio' che e' stato Non Potra' Essere di nuovo. E allora Ecco che L'Anima si Ribella e non fa Che Mormorare Piano, Sotto Voce, di Seguire l'Istinto. Senza Pensare. Fai cio' Che Vuoi. Non Pensare. Diventa chi Vuoi. Non Pensare. Fallo.
Mi fa Male il Cuore. E' Un pugno Nello Stomaco. Che diventa Un Pugno di Mosche. e le mosche diventano Polvere. Che diventano Ossa. Che diventano Pietra.
"Ho Sempre creduto Che gli Individui fossero Intelligenti e la Gente Fosse stupida. E ci sono Poche Cose che Lo Dimostrano Meglio della Guerra, della Religione organizzata, della Burocrazia, e Della Scuola Superiore, dove la Maggioranza Comanda Senza Pieta'."
Il Corvo
Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
"C’è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più."
Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,
Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.
Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri
Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,
La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore
E che nessuno, qui, chiamerà mai più.
E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende
Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,
Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:
"E’ qualcuno alla porta, che chiede di entrare,
Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.
Ecco: è questo e nulla più"
Poi mi feci coraggio e senza più esitare
"Signore," dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,
Ma ero un po’ assopito ed il vostro lieve tocco,
Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare
Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:
C’erano solo tenebre e nulla più."
Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,
Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai
Si era osato sognare: ma nessuno violò
Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,
Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:
"Lenore". Solo quello e nulla più.
Rientrai nella mia stanza, l’anima che bruciava.
Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,
E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa
Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,
Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.
Ma è solo il vento, nulla più."
Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali
Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi
Che non fece un inchino, né si fermò un istante.
E con aria di dame o di gran gentiluomo
Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta
Si posò, si sedette, e nulla più.
Poi quell’uccello d’ebano, col suo austero decoro,
Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,
"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile
Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.
Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive?"
Disse il Corvo: "Mai più".
Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,
Come se tutta l’anima versasse in quelle parole,
Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,
Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:
Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"
Allora disse il Corvo: "Mai più".
Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,
"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta
A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato
Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,
Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:
Mai, mai più".
Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,
Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,
Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,
Pensando cosa mai l’infausto uccello del tempo antico.
Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico
Potesse voler dire gracchiando "Mai più".
Sedevo in congetture senza dire parola
All’uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;
Cercavo di capire, chino il capo sul velluto
Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,
Sul viola del velluto dove la lampada luceva
E che purtroppo Lei non premerà mai più.
Parve più densa l’aria, profumata da un occulto
Turibolo, oscillato da leggeri serafini
Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda
Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,
Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore!"
Disse il Corvo "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda
O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa
Incantata, in questa casa inseguita dall’Onore,
Io ti imploro, c’è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad?"
Disse il Corvo: "Mai più".
"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello
Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,
Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest’anima afflitta
Se nell’Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,
La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".
Disse il Corvo: "Mai più".
"Siano queste parole d’addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più".
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l’anima mia dall’ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.
Edgar Alla Poe
Inutile. Inutile. Sono una Lacrima Inutile del Colore del Sangue. Sono un Brivido nero piu' Freddo del Marmo. Sono un mucchio di Cenere sparsa Nel Nulla dal Vento. Inutile. Ridicola. Scoppierei a Ridire se solo il Nodo che Ho in gola non Mi Spezzasse in due l'Anima, il Cervello, lo Stomaco. Brucia Sulla pelle, come Sale su una Ferita, questa Inutile Lacrima che sembra Essersi Fermata, li', a meta' Guancia, Bloccata come Fosse un Fermo immagine, come quelle Bambole Pierrot che sono State Immortalate piangenti. Sento un Grido nella Testa, un'Eco senza Fine che mi Strazia e mi sbrana Ogni Sottile Fragile Piccola Vulnerabile Speranza. Inutile. Un'esistenza Inutile e Ridicola. Vorrei implodere. Dissolvermi. Diventare Polvere. Sento la Voce morirmi in Gola e Vorrei Urlare. E' tutto Inutile. Sono Cosi' Stanca. Pesante. Piove dentro e Fuori di Me.
La notte si addensa attorno a me
La notte si addensa attorno a me
selvaggio e gelido soffia il vento
ma una magia implacabile mi ha vinto
e non posso non posso fuggire.
Alberi giganteschi piegano i rami spogli gravi di neve
veloce la tempesta si fa vicina
pure non posso fuggire
Nuvole e nuvole su di me
deserti e deserti ai miei piedi
nessun terrore potrà allontanarmi
non voglio non posso fuggire
- Emily Brontë
Fatemi Sparire, per Favore... Qualcuno mi Faccia Sparire....
Vorrei poter Passare una Mano sulla Fronte e Cancellare quelle Rughe che che la Increspano. Vorrei Sentirla Liscia, cosi' come sembra Liscia se Mi Guardo riflessa Nello Specchio. Perche' non sono Rughe della Pelle, sono Rughe dei Pensieri, della Mente, e la Mia Mano le Sente, Sente la Pelle Tirata e sente Quel piccolo Incavo che attraversa la Fronte, e poi Un Altro, e un Altro ancora. Forse dovrei Smettere di Pensare, Riflessioni Inquiete e Ansiose, come volute di Fumo che non hanno una Forma ma ne cercano sempre Una, e Continua a Cambiare. La Verita' e' che sono Drogata dai miei Pensieri e Non posso Farne a Meno, anche se Fanno Male.
A Volte sono Cosi' Stanca.

Una Mente Insonne nel Cuore e Un'indole Insaziabile. Sono Io.
Ma e' Il mio Cuore ad avere Fame.
Cuore?
Un'anima Ha forse un Cuore? Chissa'. Forse cio' che credo Essere un Cuore, in Realta' e' solo un Buco nero. Che Assorbe in Se' tutto cio' che trova. Per questo e' e Sara' sempre Famelico.