"Non posso cambiare la direzione del vento, ma posso spiegare le mie vele in modo tale da giungere sempre a destinazione"
Mi accorgo ora che è un anno giusto che non aggiornavo il blog.
Avevo anche pensato di chiuderlo, in effetti.
Cancellarlo definitivamente. Ma ogni volta che arrivavo col mouse sul pulsantino "Elimina"... bhe non ce la facevo! Quindi alla fine, è rimasto in coma per 12 mesi, attendendo il momento giusto per risvegliarsi. Ed è arrivato! Sinceramente non so quanto scriverò e se riuscirò ad essere costante come una volta. Le buone intenzioni ci sono.
In un anno la mia vita è completamente cambiata. Stravolta. Potrei dire di essere un'altra persona: stessi occhi, stessi capelli, stessa voce ma diversa dentro. Sto vivendo una vita che non pensavo di poter ottenere. All'inizio è stata dura, capire che avrei dovuto affrontare situazioni che mi avrebbero ferito e avrebbero ferito altri. Ma ho stretto i denti e ce l'ho fatta. Ho capito che non posso vivere altre vite oltre la mia. E ho scelto la mia vita.
Il destino poi ci ha messo il suo zampino. Portandomi così a credere che le mie decisioni, per quanto dolorose siano state, erano proprio quelle giuste.
Ed eccomi qui un anno dopo, con i miei piccoli grandi traguardi raggiunti, pronta ad affrontare tutte le novità che i prossimi mesi mi riservano.
Bethel. Ecco.
La mia Bethel è nata senza che me ne accorgessi veramente.
Avevo scritto un racconto per il Caffè Letterario, un blog che consiglio a tutti di visitare, un luogo piacevolissimo dove un gruppo di amici si riunisce per scrivere e comunicare le proprie emozioni.
Era solo una manciata di righe che, non solo stava suscitando commenti molto positivi in chi si trovava a leggerle, ma allo stesso modo, in me stessa stava stimolando una curiosità e un desiderio sempre più irrefrenabili di saperne di più! Capite? Quelle frasi buttate giù quasi per caso ispirate da chissà che cosa, in realtà erano talmente potenti da coinvolgere persino me... era come se fosse lei stessa a chiamarmi, se quel nome, che era nato per puro caso, volesse qualcosa di più e non si accontentasse solo di essere l’ultima parola di un semplice racconto. Era come se mi stesse sussurrando: non mi puoi lasciare qui così, sai? Ora che mi hai chiamata alla luce devi farmi splendere...
Ho deciso quindi di assecondare quella sensazione e ho iniziato a scrivere.
La storia che ne è uscita ha stupito anche me.
Nessuno dei protagonisti era minimamente presente nella mia mente nel momento in cui ho iniziato a scrivere quello che sarebbe diventato il primo capitolo del mio libro. Tutto è uscito così, naturalmente, seguendo un’ispirazione invisibile ma prepotente e decisa. Fino ad arrivare all’ultimo capitolo.
Giusto, l’ultimo capitolo. Ovviamente non è la fine, perchè mi sono resa conto di dover fare “esperienza” di determinate situazioni ed emozioni che non si possono inventare di sana pianta, almeno se si vuole risultare credibili, devono essere vissute in prima persona. Ma la fine sta arrivando. Sento la mia Bethel che scalpita in attesa di arrivare alla soluzione e io non posso fare altro che assecondarla.
Quel sogno accucciato in un angolo dei miei occhi, lo vedo ora riflesso nei tuoi.
E non mi sembra vero.
Trattengo il respiro finchè posso, con la speranza di fermare questo momento e con la paura che ho di spezzarlo, di farlo scomparire con la stessa naturalezza con cui è nato. È la medesima sensazione di quando guardo un arcobaleno: so bene che dovrà sparire ma rimango a fissarlo quasi potessi dargli più vita con la mia attenzione.
Così continuo a guardarti negli occhi, osservando il mio sogno riflesso, ferma e senza fiato, bloccata in un istante a cui mi aggrappo, cercando disperatamente di renderlo immortale.
Nuovo Racconto su
CAFFE' LETTERARIO!
Nuovo racconto su Caffè Letterario
Shit happens.
La merda capita.
Anche troppo spesso.
Te la ritrovi attaccata alla suola delle scarpe così come a certi momenti della tua vita in cui decisamente ne faresti volentieri a meno. A chi non è capitato?
Ma.
A volte capita anche qualcos'altro.
A volte capitano i sogni.
Quei sogni che credevi essere solo sogni e quindi nel farli ad occhi aperti ti lasciavi andare immaginando il meglio che potessi avere, solo innocenti sogni ad occhi aperti... che però di colpo diventano reali.
Ho sempre creduto alla possibilità che ognuno di noi ha di realizzare i propri sogni, grazie all'impegno e alla costanza nel perseguirli.
Ora mi ritrovo mio malgrado a credere anche a quei sogni che sembrano impossibili ma che poi si realizzano senza che tu abbia fatto il minimo sforzo, a quei sogni che fai ad occhi aperti solo per aiutarti a vivere meglio. E invece... invece capitano.
Così come non cerchi di pestare la merda.
Semplicemente, dreams happens.
Sono al centro di un vortice emozionale.
Mi sto lasciando trasportare da questa corrente che va su e poi giù a folle velocità e poi di nuovo in alto. Rapida e improvvisa da farti mancare il fiato e da farti venire le lacrime agli angoli degli occhi, che subito sono trascinate via dall’aria e poi chiudere gli occhi dalla paura quando la corrente cambia nuovamente direzione, che però è una paura buona, niente di male può accadere, nemmeno se smettesse di colpo di soffiare questo vento. Sono mille emozioni che sento letteralmente addosso, reali, palpabili, troppe, il cuore fa fatica a trattenerle e quindi ho aperto la mia cassa toracica ed eccolo, il mio cuore, è lì in bella vista, che batte a ritmo serrato, e pulsa carico di vita e di sentimento e ogni battito è come un’onda che si allontana dal centro e si propaga nell’infinito che mi circonda.
E allora batti, mio adorato cuore, continua a vivere e a ballare al ritmo di quella musica che senti solo tu e sappi che io mi fido di te.
Ho sognato di essere una voce. Una voce potente, in grado di scuotere alberi e coscienze, di spazzare nubi e dubbi. Sono entrata nel cervello di ognuno di voi riempiendolo come l’eco di una goccia in una grotta. Ho usato parole importanti ma semplici, perchè il messaggio era semplice ma importante. Per essere sicura di essere compresa ho preso immagini rubate alla memoria di ciascuno e il quadro che ne è uscito era la migliore opera d’arte mai concepita.
Ho sognato di essere una voce. Una voce dolce e soave in grado di farvi ricordare il vostro primo abbraccio. Le mie parole sono state acqua fresca per le vostre gole assetate. E insieme abbiamo riso e cantato ed esultato e per un istante non ci è più importato dei perchè e dei mai.
Vi ho parlato con una voce rotta dal pianto, calda e salata per le lacrime scese, fredda e metallica per il dolore rievocato, perchè è necessario ricordare quanto si è stati tristi per apprezzare la gioia di un solo istante di vita. E ogni ricordo era un filo e ogni filo tesseva un disegno, fino a diventare una coperta nella quale avvolgerci e scaldarci.
Ho sognato di essere una voce. Una voce profonda e oscura, capace di farvi rabbrividire fin nelle ossa, e ho rubato l’ululato di un lupo e il ruggito di una tigre per parlarvi di ciò che fa più paura, di ciò che da svegli non vogliamo vedere nè ascoltare. Di ciò che ignoriamo perchè fa comodo così. E la mia voce vi è entrata dentro e per un attimo ha fermato il vostro cuore. Un solo battito mancato per non dimenticare che senza cuore non c’è vita.
Ho sognato di essere una voce. Una voce di bambino nei vostri sogni di grandi, e vi ho sussurrato quelle parole che avete sempre voluto sentire ma che non vi sono mai state dette, ed erano parole così intense che il mio sussurro è diventato il vostro urlo, e l’urlo di uno si è unito a quello di molti e il sogno di uno è diventato quello di tutti, come succede ad una goccia di pioggia quando cade nell’oceano.
Ma era solo un sogno, e al mio risveglio io ero solo io, e le parole che nel sogno urlavo e sussurravo sono rimaste in quel luogo indefinito e irraggiungibile quando si è svegli. Ma la sensazione di qualcosa di molto grande mi è rimasta appiccicata addosso, come quando mangi lo zucchero filato e le dita ti rimangono dolci e appiccicose fino a che non le lavi col sapone.
ECCO IL MIO NUOVO RACCONTO SU
CAFFE' LETTERARIO!
Ho paura.
Non è una sensazione nuova, anzi. Oramai è diventata un’emozione conosciuta, so come affrontarla, so come far fronte alla tachicardia che ne deriva, il senso di soffocamento... non sono attacchi di panico. E’ proprio paura. Ogni giorno ho paura. Ho paura di quegli sguardi che si soffermano troppo su di me, di passi sconosciuti che sento avvicinarsi da dietro, ho paura della mancanza di rispetto e di valori. Quando leggo di un gruppo di adolescenti “bene” che violentano una loro coetanea e, cercando di giustificarsi, dicono “ma era solo una bravata”, a me tremano le gambe, si rivoltano le viscere dalla rabbia. E dalla paura.
Io cerco di vivere una vita normale... l’ho cercata per una vita... scusate il gioco di parole. Ho vissuto infanzia e adolescenza trascinata da una parte all’altra dell’Italia per il lavoro di mio padre. Tre anni qui, quattro di là, sei di quì, due di là ma anche un po’ lì.. poi quando finalmente siamo arrivati al capolinea, mi sono resa conto che non potevo più stare ferma io, che qualche cambiamento dovevo farlo dopo un pò... e quindi via, stavolta da sola, cambio città, una volta, due.. Adesso sono sette anni e mezzo che sto nello stesso posto, un vero record, mai stata così tanto tempo nello stesso luogo: ho cambiato casa un paio di volte, cambiato un paio di lavori... ma sto fremendo... solo che ora è tutto più difficile perchè quella benedetta vita normale che cercavo a quanto pare l’ho trovata, ho una casa mia, un compagno, un buon lavoro... tutte sbarre della mia gabbia dorata, che mi sono costruita da sola, convinta che fosse la strada giusta, e forse lo è... forse... ma una persona instabile come me può avere davvero una vita normale? E di nuovo salta fuori la mia dama di compagnia, la paura. E’ la gabbia che mi fa paura. E’ comoda, confortevole, splendida, e a volte mi sembra così grande che nemmeno le vedo le sbarre... ma altre volte...
Ho scritto troppo, nessuno capirà probabilmente cosa voglio dire, sempre che voglia davvero dire qualcosa. Ma le dita vanno spedite sulla tastiera, scivolano con troppa facilità. E ho imparato a lasciarle andare, almeno loro, a non frenarle. Assecondando i pensieri, divagando come sempre, tralasciando per forza di cose solo quelle emozioni che non riesco proprio a trasportare per intero su questo foglio virtuale. Lasciando a chi legge l’ingrato compito di interpretare il senso di queste righe, sempre che ne abbiano, ripeto.
Va bene, basta così. Il mio sfogo c’è stato. Sarà per il caldo, sarà per quest’aria di maggio appiccicosa e afosa come quella d’agosto, sarà questa strana insonnia che mi sta svegliando ogni mattina sempre prima, come un conto alla rovescia, alle 5.00 alle 4.00 alle 3.40, quando arriverà a zero forse esploderò chissà.... comunque sia, passerà, perchè tutto passa.
E che la mia giornata, che di fatto è cominciata molto prima dell’alba, abbia finalmente un inizio reale, ora, anche grazie a questo mondo virtuale.